Sicilia

Il cretto di Burri

Nel gennaio del 1968 un violento terremoto rase al suolo la città di Gibellina, nella Valle del Belice, in Sicilia. Molti tra i maggiori artisti italiani furono chiamati a realizzare le loro opere per abbellire la nuova Gibellina che sarebbe stata edificata. Uno di loro, Alberto Burri, volle lasciare il suo segno nel vecchio borgo distrutto.

Burri progettò un gigantesco monumento della morte che ripercorre le vie e vicoli della vecchia città: esso infatti sorge nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall’opera stessa . Dall’alto l’opera appare come una serie di fratture di cemento sul terreno, il cui valore artistico risiede nel congelamento della memoria storica di un paese. Ogni fenditura è larga dai due ai tre metri, mentre i blocchi sono alti circa un metro e settanta e ha una superficie di circa 85000 metri quadrati, facendone una delle opere di land art più estese al mondo oltre all’indelebile ricordo di quel dramma terribile che fu il terremoto della Valle del Belice.

È un’opera da sentire, un monumento alla memoria di chi è morto, da visitare in silenzio. L’opera venne realizzata parzialmente e completata solo nel 2015

«Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Una stradina tortuosa, bruciata dal sole, si snoda verso l’interno del trapanese fino a condurci, dopo chilometri di desolata assenza umana, ad un cumulo di ruderi. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea.  Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento. »

(Alberto Burri, 1995).

 

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palerm✱pride.2017

“Ciccio di Cefalù” , il calzolaio dei piloti.

Ciccio al secolo Francesco Liberto,classe 1936, è un personaggio noto in tutto il mondo per le sue celebri scarpe da corsa realizzate “su misura” e che  hanno trionfato ai piedi dei migliori piloti nelle competizioni automobilistiche più prestigiose. Impossibile stilare una lista completa dei piloti che hanno corso e vinto con le scarpe firmate “Ciccio”: da Niki Lauda a Clay Regazzoni, Carlos Reutemann, da Jacky Ickx a Mario Andretti. E poi Vic Elford, Tonie Hezermans, Ignazio Giunti, Nanni Galli, Geki Russo, Derek Bell, Gerard Larrousse, Henry Pescarolo, Helmuth Marko, Brian Redman, Renè Arnoux,Auturo Merzario, Sandro Munari e non ultimo il siciliano Nino Vaccarella e molti altri. I suoi primi clienti furono i piloti che giungevano in Sicilia per disputare la Targa Florio, negli anni in cui la corsa più antica del mondo faceva parte del Mondiale Marche, e che immancabilmente ripartivano da Cefalù solo dopo aver fatto tappa obbligata nella sua bottega. E persino quando la stella della Targa Florio tramonta definitivamente, alla fine degli anni ’70, sacrificata sull’altare della sicurezza, la maestria di Ciccio aprirà nuove e inaspettate frontiere, diventando per un certo periodo fornitore ufficiale della Scuderia Ferrari di Formula 1. E nel 1977 infatti Niki Lauda diventa campione del mondo indossando le scarpe del maestro siciliano.Negli anni ‘80 Regazzoni gli spedì da Tokio una semplice cartolina postale: “Mi serve un paio di scarpe bianche e rosse!” ; l’indirizzo era soltanto: “Ciccio, Cefalù – Italy” . Ancora oggi Ciccio è apprezzato in tutto il mondo per le sue scarpe da corsa e per la sua grande umanità che fa di lui un vero mito. Le sue creazioni sono esposte nei musei, da quello della Ferrari a Maranello a quello della Porsche a Stoccarda, a quello dei fratelli Rossetti, al museo Romans in Francia e al Deutsches Ledermuseum in Germania.Quella di Ciccio è senza dubbio una favola a lieto fine, come testimoniano i tanti premi e riconoscimenti ottenuti in questi anni come il premio “Eccellenze d’Italia” assegnato dal Gruppo Poligrafico e Zecca dello Stato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e la commessa speciale per realizzare le calzature destinate al cast scelto da Ron Howard per portare sul grande schermo una delle storie più celebri di quegli anni: la storica rivalità fra Niki Lauda e James Hunt per la conquista del titolo iridato di F.1 del 1976. Nel film come nella realtà, la maggior parte dei protagonisti calzava scarpe firmate Ciccio.Oltre ai ricordi, a Ciccio resta la maestria del grande artigiano, le ordinazioni dei piloti e degli appassionati da tutto il mondo e la consapevolezza di avere ormai un posto sia nella storia delle calzature che in quella delle corse automobilistiche.

Se vi capita andate a trovarlo sono sicuro che Ciccio non vi deluderà !

http://www.ciccioshoes.it

http://siciliandreammovie.com/

La terra del sale

La riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco è una riserva naturale regionale della Sicilia istituita nel 1995, che si estende per quasi 1000 ettari nel territorio dei comuni di Trapani e Paceco. La riserva, all’interno della quale si esercita l’antica attività di estrazione del sale, è una importante zona umida che offre riparo a numerose specie di uccelli migratori ; è gestita dal WWF Italia. La storia delle saline trapanesi è antichissima e si fa risalire probabilmente al popolo dei Fenici circa tremila anni  fa . Per buona parte del primo millennio a.C. questo antico e glorioso popolo di commercianti e navigatori deteneva il monopolio dell’ “oro bianco”.

L’acqua del mare, l’energia del vento ed il calore del sole sono gli elementi che, indirizzati dall’opera dell’uomo, producono il prezioso sale. Per la produzione è necessario un mare ad alta salinità,  la presenza quasi costante di vento e una scarsa piovosità. Il principio della lavorazione del sale è semplice: si convoglia gradatamente l’acqua di mare in diverse vasche di dimensioni e livelli differenti, provocando l’evaporazione e lasciando depositare il cloruro di sodio sul fondo, da dove poi viene raccolto e trasportato nell’argine principale detto “ariuni”. L’acqua di mare viene convogliata nelle grandi vasche, le prime  chiamate “fridde”, a ridosso della costa.  Da qui, attraverso canali e chiuse, l’acqua viene trasferita in vasche meno grandi e profonde delle “fridde”, chiamate vasche “d’acqua cruda o retrocalda”. Le vasche successive, per consentire una migliore evaporazione e concentrazione del cloruro di sodio, diminuiscono di ampiezza e profondità, ma aumentano di numero. La frammentazione dei bacini è importante per accelerare l’evaporazione dell’acqua provocata dal vento e dal sole. I canali muniti di chiuse trasferiscono l’acqua dalle vasche chiamate “messaggere o ruffiane” alle vasche denominate  “retrocalde”, favorendo, durante il trasferimento, una parziale evaporazione.L’ultimo gruppo di vasche  sono le “calde”, quadrate, accostate su due file, una in comunicazione con le “messaggere”, le altre con le “caselle”, dove termina la produzione del sale che, frantumato, si raccoglie e si trasporta  sull’argine principale detto “ariuni”.I cumuli di sale vengono poi ricoperti di tegole di terracotta, dai tenui colori della terra e del sole, per prevenire nella bassa stagione che l’acqua piovana diminuisca la quantità.

Ringrazio Massimo Daidone , la moglie Alberta D’Antoni dell’azienda SA.NI.MA. & C s.a.s. (che gestisce l’antica salina Galia e che  tra i suoi scopi principali,  il recupero e la salvaguardia della tradizione  e dell’arte  di raccogliere il sale, ma vuole anche rilanciare una delle più antiche e produttive  attività del nostro territorio.) ed i loro collaboratori per la totale disponibilità e  l’immensa ospitalità nei nostri confronti facendoci sentire “a casa nostra” !

 

 

RUMBO MEDITERRÁNEO – Un viaggio in kayak di un uomo e il suo cane .

“La natura è la nostra unica vera casa, e dovremmo trattarla come tale.” 

Lui si chiama Sergi Rodríguez Basoli, ingegnere meccanico specializzato nel settore delle energie rinnovabili,32 anni, catalano di Barcellona dove  il 22 luglio del 2013 inizia il “viaggio” .

Si perché Sergi dopo aver lavorato in Germania ha abbandonato “giacca e cravatta” (non sono sicuro se li indossava!)  ed è partito per un viaggio,apparentemente senza meta, ma con una mission ben precisa : “L’intento è sollecitare la tutela e far emergere le criticità in cui versa il mare Mediterraneo”

Sergi, infatti, è promotore del progetto Mednet dell’associazione Oceana, una organizzazione non governativa che si occupa di tutelare gli oceani del pianeta. «Gli oceani sono in crisi a causa della pesca eccessiva, l’acidificazione e la distruzione dell’habitat. Mednet è un progetto che ha voluto sviluppare Oceana per portare dal 4% attuale al 10-12% le aree marine protette nel mar Mediterraneo, questo perché l’attuale quota di aree protette non sono sufficienti per garantire un ripopolamento adeguato delle specie marine a causa delle attività di pesca intensive» racconta. Sergi sta consegnando al Ministero dell’Ambiente di ogni paese che visita (Spagna, Francia, Principato di Monaco e Italia per il momento,circa 5000Km di costa) un documento dove vengono descritte le ragioni del progetto di Oceana. (leggi la lettera)

Io ”seguivo” Sergi ,sui suoi canali social,da parecchi mesi e quando ho saputo  che stava pagaiando  nelle mie acque ho cercato di contattarlo per passare un giorno con lui. Sin da subito si è reso disponibile e ci siamo riusciti !

Non vi sto a raccontare quello che ci siamo detti ,forse,anzi,sicuramente alcune sono state le domande più classiche che Sergi si è sentito fare centinaia di volte….però ci siamo confrontati su vari argomenti. Ho fatto per ben due volte (se ricordo bene)  la stessa domanda e cioè : “ Qual è il tuo programma? Quando riparti? “ e Sergi con un sorriso,che già diceva tutto, mi ha risposto “ Non mi chiedere questo “ ! Da ciò ho capito ancora meglio chi è Sergi e lo scopo della sua avventura (anche se lui non è un avventuriero)

Dimenticavo…Sergi non viaggia da solo ,c’è anche Nirvana un randagio che ha incontrato ad Alghero e si vede proprio che è un fedele compagno di viaggio !

Grazie Sergi per quello hai fatto e che continuerai a fare,per quello che ci hai trasmesso e per il ricordo indelebile che hai lasciato a me ad alla mia famiglia…spero sia un arrivederci,un abbraccio!

Se volete saperne di più “seguitelo” così come ho fatto io :

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La casbah di Mazara del Vallo (Tp)

Piccoli gesti quotidiani all’interno della casbah di Mazara del Vallo (Tp) .

E’ questa una delle più arabe tra le città italiane, da sempre votata alla pesca e all’intreccio di culture, è tra quelle in cui l’integrazione tra etnie diverse è stata più rapida e fruttuosa.

Per sintetizzare : Mediterraneo !

 

I Babbaluti e il SS. Crocifisso di Aracoeli (San Marco d’Alunzio – Me)

La festa (che ricorre l’ultimo venerdì di marzo ma quando in tale data cade il Venerdì Santo, la festa viene anticipata al venerdì precedente) fu istituita ufficialmente nel 1612,inizia alle ore 11.00 con la celebrazione della Santa Messa nella spettacolare Chiesa di Aracoeli (Altare del Cielo). Terminata la Messa, il Crocifisso viene prelevato dalla sua cappella e, tra le mille mani dei fedeli che si tendono per toccarlo e baciarlo, dai volti rigati dalle lacrime, viene portato fuori dove lo aspetta il fercolo. Sulla “vara”, ai piedi del Crocifisso, viene anche sistemato un quadro ad olio del 1968, che rappresenta la “Madonna dai sette dolori”; un mezzo busto della Vergine Addolorata lievemente girata verso destra con le dita intrecciate e con sette spadini che le trafiggono il cuore. Ad attenderlo, sul sagrato della Chiesa, ci sono anche 33 persone incappucciate, la cui identità viene svelata solo alla fine della manifestazione, i Babbaluti. Indossano un saio e cappuccio blu intenso e ai piedi solo delle antiche calze di lana lavorate a mano, “i piruna”. Attraverso un percorso stabilito, la folla li vede camminare con andare frettoloso dirigersi verso la porta secondaria della Chiesa di Aracoeli, dove, baciato per terra, prima della scalinata di accesso, entrano a salutare il Cristo e uscendo dal portone principale, si dispongono equamente sotto le due lunghe aste di legno del fercolo. Finita la predica, dai toni molto forti e accesi, il Crocifisso viene portato sulle spalle dai 33 Babbaluti lungo alcune vie del paese, accompagnandolo con una nenia lamentosa e ripetitiva: “Signuri, misericordia e pietà!”. Alcuni studiosi spiegano la presenza dei 33 Babbaluti comparandoli con i Giudei, uccisori di Cristo, altri come gli anni di Cristo e altri ancora ritengono che si tratti di un residuo di un’antica Sacra Rappresentazione medievale. Qualunque sia la verità, i Babbaluti incutono un certo turbamento e sconvolgimento emotivo.

(Fonte : ufficio comunicazione comune San Marco d’Alunzio)