Autore: Sebastiano Bellomo

[E]holi[e]-day2020

Ti concedi qualche giorno di vacanza ma vorresti anche fotografare senza,però,rinunciare alla…vacanza stessa…allora con tutta spensieratezza ti porti una “toy camera” #Yaschica #Y35  e qualche “rullo” #digifilm200 ed il gioco è fatto !

Saranno sfocate,non esposte correttamente, distorte e perchè no anche composte male ma di contro  mi sono davvero divertito ! #senzapensieri #senzapostproduzione #analogicodigitale #digitaleanalogico.

 

Grazie SanMmastianu Grazie ! A.D. 2020

La festa cade sempre il 20 di Gennaio. Sin dal primo mattino si riuniscono davanti la chiesa di Santa Maria Assunta e per le vie del paese i “nudi”. Loro sono i devoti di San Sebastiano, cioè coloro che hanno fatto voto ad esso. Gli uomini, scalzi, vestono tutti di bianco con un fazzoletto legato al cinto in modo che due punte di esso scendano sul davanti, le donne sempre di bianco vestite portano il fazzoletto in testa e ad esse, come anche ai bambini, è permesso indossare delle calze sempre di colore bianco. Ciò come ricordo e simbolo della nudità di Sebastiano durante i due martiri. Ai nudi soltanto è permesso portare in processione il Santo posto sulla grande vara lignea finemente intagliata e decorata.Al rito religioso in onore di San Sebastiano Martire , partecipa anche il Sindaco di Tortorici con la giunta, continuando una secolare tradizione che prende il nome di Senato. I Giurati nel ‘600, i Senatori nel ‘700 e i Sindaci dal ‘800 in poi (autorità politiche nella Città), preceduti dai mazzieri si recavano in Chiesa consegnando, in segno di omaggio al Santo, le chiavi della Città.Conclusi i riti nella chiesa di Santa Maria Assunta il Santo viene portato in processione per le vie del paese, in primo luogo al fiume Calagni dove avviene la benedizione da parte del parroco. Successivamente si effettua la “questua” per  le vie della città. Alla fine della giornata, il Santo viene portato nella chiesa di S. Nicolò dove resterà sino alla domenica più vicina al 28 Gennaio, l’Ottava, durante la quale verrà di nuovo portato in processione  e sarà  ripresa la questua  in modo da ricoprire l’intera area cittadina. Il Santo viene infine riportato nella chiesa di Santa Maria Assunta dove, prima di rientrare, i nudi, fanno eseguire alla vara 3 giri della piazza con il tipico e suggestivo “balletto”.La festa si considera conclusa il lunedì seguente all’ottava, giorno in cui si svolge la cosiddetta “Missa du Pirdunu”durante la quale si effettua la sostituzione del cotone nel Reliquiario di San Sebastiano e la distribuzione dei frammenti ai fedeli.

 

https://sansebastianotortorici.it/

https://www.facebook.com/SanSebastianoTortorici/

 

 

Napul’è : una commedia tragica, una tragedia comica, un insieme di sfumature diverse, una pietra preziosa dalle mille sfaccettature.

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Le Maddalene – A.D. 2019

Le “Maddalene” di Militello Rosmarino (Me) , donne nubili vestite di nero, con il volto coperto e con in testa una corona di spine, accompagnano in processione la Vergine Addolorata e la croce con il Cristo. Un rito penitenziale, quello che si svolge il Venerdì Santo nella piccola cittadina dei Nebrodi, rimasto immutato nei secoli. Lungo i quartieri del paese, con devota commozione, il simulacro di Gesù Crocifisso viene portato a spalla dai “Giudei” e seguito dalle “Maddalene”, che reggono la croce a mezzo di apposite funi. Il simulacro dell’Addolorata viene invece sorretto  da soli uomini. Le Maddalene, quattro donne nubili vestite di nero, con il volto coperto e con in testa una corona di spine come segno di penitenza, sono rappresentate da donne appartenenti a diverse fasce sociali che, per voto o devozione, reggono a guisa di funi la croce di Gesù Crocifisso. Nessuno conosce i loro nomi né il luogo della loro vestizione. Accompagnano i simulacri stringendo al petto un piccolo crocifisso. I Giudei, otto uomini a capo scoperto che indossano una tunica blu scuro, rappresentano una tradizione dei riti pasquali in diverse località della Sicilia. A Militello Rosmarino portare in spalla il fercolo di Gesù è una carica onorifica che si trasmette per successione primigenia mediante testamento olografo.I giudei si assumono l’onere del trasporto a spalla del simulacro di Gesù Crocifisso e osservano un rigidissimo digiuno che viene interrotto a fine processione ,come da tradizione, nella chiesa del Crocifisso, mangiando un biscotto al lievito e bevendo un bicchiere di vino.

La Dolce Federica

Federica Calà Scaglitta è una bimba di 9 anni, affetta fin dalla nascita da una rara malattia genetica la SMARD1, Atrofia Muscolare Spinale con Distress Respiratorio. Una malattia per la quale non esiste cura. A causa di questa grave patologia invalidante questa bellissima bambina è costretta a vivere una vita in orizzontale, prigioniera del suo gracile corpicino. La SMARD1 è una malattia  causata dalla mancanza di una proteina, che non permette il rigenerarsi delle cellule addette al collegamento Nervo-Muscolo, questo causa la paralisi dell’emidiaframma e poi ha una progressione che parte dagli arti distali (mani e piedi), per  interessare  tutto il corpo. Purtroppo la piccola non ha  forza nei muscoli, non c’è la fa a stare alzata ne’ seduta, a tenere dritta la testa, a poter prendere oggetti con le mani, a muovere i piedi, a deglutire cibi solidi perché rischia il soffocamento, non c’è la fa a respirare da sola ha bisogno di un respiratore meccanico, non ha più lo stimolo della tosse e quindi ha bisogno di una macchina che le stimoli la tosse, non riesce più ad espellere i muchi (per questo usiamo degli apparecchi chiamati aspiratori collegati con dei sondini). Utilizza un bustino che l’aiuta a non piegare del tutto la schiena che curvandosi causa problemi ai polmoni di cui uno è già compromesso. Nonostante tutti i problemi fisici che limitano qualsiasi movimento la Dolce Federica è una bambina solare, intelligentissima, una bambina che ama la vita e che vuole vivere, c’è lo ha dimostrato in diverse occasioni e ogni giorno lotta contro la morte. La Dolce Federica è un dono della natura, una grande maestra di vita, che ogni giorno ci  spinge a vivere la vita intensamente, senza sprecare un singolo istante, lei ama l’arte in tutte le sue forme: ama i colori, la musica, la danza, il canto, la poesia, lo sport. Lei è una grande guerriera che non si arrende mai, perché per lei i limiti, gli ostacoli le barriere non esistono, questa bimba straordinaria lascia il segno in tutti coloro che la conoscono perché ama e fa amare la vita, speriamo di poterla aiutare a vivere quanto più dignitosamente possibile.

Per info:

http://www.ladolcefederica.it/index.php

https://www.facebook.com/ladolcefede/ 

 

Il cretto di Burri

Nel gennaio del 1968 un violento terremoto rase al suolo la città di Gibellina, nella Valle del Belice, in Sicilia. Molti tra i maggiori artisti italiani furono chiamati a realizzare le loro opere per abbellire la nuova Gibellina che sarebbe stata edificata. Uno di loro, Alberto Burri, volle lasciare il suo segno nel vecchio borgo distrutto.

Burri progettò un gigantesco monumento della morte che ripercorre le vie e vicoli della vecchia città: esso infatti sorge nello stesso luogo dove una volta vi erano le macerie, attualmente cementificate dall’opera stessa . Dall’alto l’opera appare come una serie di fratture di cemento sul terreno, il cui valore artistico risiede nel congelamento della memoria storica di un paese. Ogni fenditura è larga dai due ai tre metri, mentre i blocchi sono alti circa un metro e settanta e ha una superficie di circa 85000 metri quadrati, facendone una delle opere di land art più estese al mondo oltre all’indelebile ricordo di quel dramma terribile che fu il terremoto della Valle del Belice.

È un’opera da sentire, un monumento alla memoria di chi è morto, da visitare in silenzio. L’opera venne realizzata parzialmente e completata solo nel 2015

«Quando andai a visitare il posto, in Sicilia, il paese nuovo era stato quasi ultimato ed era pieno di opere. Qui non ci faccio niente di sicuro, dissi subito, andiamo a vedere dove sorgeva il vecchio paese. Era quasi a venti chilometri. Una stradina tortuosa, bruciata dal sole, si snoda verso l’interno del trapanese fino a condurci, dopo chilometri di desolata assenza umana, ad un cumulo di ruderi. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea.  Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento. »

(Alberto Burri, 1995).

 

palerm✱pride.2017

“Ciccio di Cefalù” , il calzolaio dei piloti.

Ciccio al secolo Francesco Liberto,classe 1936, è un personaggio noto in tutto il mondo per le sue celebri scarpe da corsa realizzate “su misura” e che  hanno trionfato ai piedi dei migliori piloti nelle competizioni automobilistiche più prestigiose. Impossibile stilare una lista completa dei piloti che hanno corso e vinto con le scarpe firmate “Ciccio”: da Niki Lauda a Clay Regazzoni, Carlos Reutemann, da Jacky Ickx a Mario Andretti. E poi Vic Elford, Tonie Hezermans, Ignazio Giunti, Nanni Galli, Geki Russo, Derek Bell, Gerard Larrousse, Henry Pescarolo, Helmuth Marko, Brian Redman, Renè Arnoux,Auturo Merzario, Sandro Munari e non ultimo il siciliano Nino Vaccarella e molti altri. I suoi primi clienti furono i piloti che giungevano in Sicilia per disputare la Targa Florio, negli anni in cui la corsa più antica del mondo faceva parte del Mondiale Marche, e che immancabilmente ripartivano da Cefalù solo dopo aver fatto tappa obbligata nella sua bottega. E persino quando la stella della Targa Florio tramonta definitivamente, alla fine degli anni ’70, sacrificata sull’altare della sicurezza, la maestria di Ciccio aprirà nuove e inaspettate frontiere, diventando per un certo periodo fornitore ufficiale della Scuderia Ferrari di Formula 1. E nel 1977 infatti Niki Lauda diventa campione del mondo indossando le scarpe del maestro siciliano.Negli anni ‘80 Regazzoni gli spedì da Tokio una semplice cartolina postale: “Mi serve un paio di scarpe bianche e rosse!” ; l’indirizzo era soltanto: “Ciccio, Cefalù – Italy” . Ancora oggi Ciccio è apprezzato in tutto il mondo per le sue scarpe da corsa e per la sua grande umanità che fa di lui un vero mito. Le sue creazioni sono esposte nei musei, da quello della Ferrari a Maranello a quello della Porsche a Stoccarda, a quello dei fratelli Rossetti, al museo Romans in Francia e al Deutsches Ledermuseum in Germania.Quella di Ciccio è senza dubbio una favola a lieto fine, come testimoniano i tanti premi e riconoscimenti ottenuti in questi anni come il premio “Eccellenze d’Italia” assegnato dal Gruppo Poligrafico e Zecca dello Stato in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e la commessa speciale per realizzare le calzature destinate al cast scelto da Ron Howard per portare sul grande schermo una delle storie più celebri di quegli anni: la storica rivalità fra Niki Lauda e James Hunt per la conquista del titolo iridato di F.1 del 1976. Nel film come nella realtà, la maggior parte dei protagonisti calzava scarpe firmate Ciccio.Oltre ai ricordi, a Ciccio resta la maestria del grande artigiano, le ordinazioni dei piloti e degli appassionati da tutto il mondo e la consapevolezza di avere ormai un posto sia nella storia delle calzature che in quella delle corse automobilistiche.

Se vi capita andate a trovarlo sono sicuro che Ciccio non vi deluderà !

http://www.ciccioshoes.it

http://siciliandreammovie.com/

PRESS & ISSUE 2016

Per il  2016 è andata così….

Grazie sempre per le vostre visite al mio blog,a presto!