Colore

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Piccolo racconto di fine estate

Una domenica mattina di fine settembre…quello che ho visto…ve lo racconto , “ascoltate” !

 

I Babbaluti e il SS. Crocifisso di Aracoeli (San Marco d’Alunzio – Me)

La festa (che ricorre l’ultimo venerdì di marzo ma quando in tale data cade il Venerdì Santo, la festa viene anticipata al venerdì precedente) fu istituita ufficialmente nel 1612,inizia alle ore 11.00 con la celebrazione della Santa Messa nella spettacolare Chiesa di Aracoeli (Altare del Cielo). Terminata la Messa, il Crocifisso viene prelevato dalla sua cappella e, tra le mille mani dei fedeli che si tendono per toccarlo e baciarlo, dai volti rigati dalle lacrime, viene portato fuori dove lo aspetta il fercolo. Sulla “vara”, ai piedi del Crocifisso, viene anche sistemato un quadro ad olio del 1968, che rappresenta la “Madonna dai sette dolori”; un mezzo busto della Vergine Addolorata lievemente girata verso destra con le dita intrecciate e con sette spadini che le trafiggono il cuore. Ad attenderlo, sul sagrato della Chiesa, ci sono anche 33 persone incappucciate, la cui identità viene svelata solo alla fine della manifestazione, i Babbaluti. Indossano un saio e cappuccio blu intenso e ai piedi solo delle antiche calze di lana lavorate a mano, “i piruna”. Attraverso un percorso stabilito, la folla li vede camminare con andare frettoloso dirigersi verso la porta secondaria della Chiesa di Aracoeli, dove, baciato per terra, prima della scalinata di accesso, entrano a salutare il Cristo e uscendo dal portone principale, si dispongono equamente sotto le due lunghe aste di legno del fercolo. Finita la predica, dai toni molto forti e accesi, il Crocifisso viene portato sulle spalle dai 33 Babbaluti lungo alcune vie del paese, accompagnandolo con una nenia lamentosa e ripetitiva: “Signuri, misericordia e pietà!”. Alcuni studiosi spiegano la presenza dei 33 Babbaluti comparandoli con i Giudei, uccisori di Cristo, altri come gli anni di Cristo e altri ancora ritengono che si tratti di un residuo di un’antica Sacra Rappresentazione medievale. Qualunque sia la verità, i Babbaluti incutono un certo turbamento e sconvolgimento emotivo.

(Fonte : ufficio comunicazione comune San Marco d’Alunzio)

“Ricordi sbiaditi”

Termini Imerese (Pa) ha accarezzato a lungo l’idea di uno sviluppo industriale diffuso, capace di dare lavoro e benessere alla gente di un intero comprensorio. Nacque così l’agglomerato industriale, che tante speranze alimentò negli anni ’60/’70, in gran parte deluse da una politica industriale capace soltanto di creare “cattedrali nel deserto” o “cittadelle-fantasma” ; ormai da troppi anni lasciato al completo abbandono. Il recupero dell’agglomerato è utile sia alle imprese che continuano a operare, pur nel contesto difficile attuale, sia a quelle interessate a investire ma non troverebbero oggi un contesto ambientale favorevole.

Pubblicato su : UP – Photography Magazine

 

A spasso con Lei (ca Q – Typ 116) Bologna 07-11-2015 

Ringrazio il  Leica Store di Bologna per avermela affidata ed allo store manager  Gilberto Benni per la disponibilità e professionalità in tutto e per tutto.

 

 

 

 

I colori ed il “calore” dei mercati di Palermo

I mercati di Palermo rappresentano il luogo ideale per un autentico tuffo nel passato e nelle tradizioni più antiche del popolo palermitano. Vi si arriva, fiancheggiando quartieri dismessi, palazzi in rovina carichi di memorie sempre più silenti, entrando in spazi segnati da porte diroccate (un tempo importanti segni di difesa della città), emblematici confini tra passato e presente, storia ed esistenza, o percorrendo strade e vicoli, ove a far da guida un intenso odore di mare proveniente dalle “balate”. I quattro mercati più importanti e storici di Palermo sono: la Vucciria, il Capo, il Borgo Vecchio, ed infine quello assai antico di Ballarò, nel cuore della città. Tra i clacson, gli ingorghi, le vie piene di negozi, i grandi magazzini, questi posti sembrano essere anacronistici e pongono immediato il contrasto tra il nuovo ed il vecchio, tra il passato ed il presente che vive nel cuore di una metropoli quale e’ Palermo.Non ci sono insegne luminose ma enormi lampade, non esiste cellophane ma cartone, i prezzi non sono attaccati alla merce, ma indicati su pezzi di legno.Il viottolo che si apre tra le bancarelle e’ stretto ed e’ spesso reso impraticabile dalla folla.Qui non c’e’ musica in sottofondo, anzi, la musica la creano i venditori che con le “abbanniate”, a gran voce, in un dialetto incomprensibile per lo straniero, invitano ad acquistare il prodotto oppure cantano canzoni e, di tanto in tanto, si lanciano commenti da una bancarella ad un’altra.Sarete coinvolti anche voi, vi inviteranno ad assaggiare la frutta, vi accoglieranno con un sorriso e vi faranno partecipi del buon umore che, ogni giorno, aleggia in questi luoghi.Nei mercati si scopre la vita pulsante della città,cultura e conservazione delle tradizioni.

Foto scattate durante il raduno del gruppo facebook Fuji X Series Club Italia del 27/09/2014 , buona visione !

 

I Giudei di San Fratello – A.D. 2014

 

La festa popolare religiosa risale forse ai tempi medievali, quando venivano rappresentati quei misteri che sono passati successivamente dalle chiese alle piazze. Quella della Pasqua è sicuramente la Settimana più ricca di manifestazioni che cominciano con il momento più drammatico della passione del Cristo e si concludono con l’esplosione della gioia della Resurrezione. A San Fratello (Me) , dove le tradizioni sono ancora rispettate, si sente un forte impeto ed una massiccia partecipazione che vede coinvolti tutti gli abitanti. Ma quella che maggiormente attira il nostro interesse è la Festa dei Giudei che si svolge nei giorni di Mercoledì, Giovedì e Venerdì Santo, unica in tutta la Sicilia. Come dicevamo, di origini medievali, la rappresentazione è estremamente suggestiva e ricorda i Giudei che percossero e condussero Cristo al Calvario.

Un gran numero di persone conservano accuratamente e gelosamente il costume che, secondo la tradizione, da secoli è formato da una giubba e da calzoni di mussola rossa e da strisce di stoffa di colore giallo. La testa coperta da maschera “sbirrijan” (lingua gallo-italica), un “cappuccio” che si slancia con un lungo cordoncino sino ad assottigliarsi per legare la coda. Ricorda la Confraternita dei Flagellanti o dei Fratelli della Misericordia. Altri elementi rendono l’aspetto piuttosto singolare: pelle lucida con lingua, sopracciglia lunghe e arcuate, scarpe di cuoio grezzo e di stoffa, schierpi d’piau (in lingua locale). Catene a maglie larghe nella mano sinistra, d’scplina, (in vernacolo locale), trombe militari con vari ornamenti finemente intarsiati e ricamati specialmente nella giubba che ricordano le antiche tradizioni della cultura araba. I Giudei vestono quindi panni appariscenti, un singolare elmetto, con qualche pennacchio o croce, e così vestiti gli uomini sanfratellani percorrono le strade del paese. Suonano soffiando trombe militari e annunciano in maniera stridula la singolare celebrazione che è considerata a pieno titolo la festa più antica del dramma sacro popolare d’Italia.

Viene spontaneo chiedersi: ma che cosa rappresentano i Giudei visto che mentre la chiesa universale commemora la passione e morte di Gesù Cristo, a San Fratello si festeggia. Forse il contraltare del triste transitorio periodo in cui la chiesa ricorda il sacrificio del Cristo? Infatti un tempo comparivano molti personaggi tratti dalle pagine del Vangelo, ma su questi, il Giudeo ha preso il sopravvento. Quindi il Giudeo di San Fratello non è semplicemente un personaggio folkloristico, come molti pensano, non è colui che con il suono della sua tromba dà un aspetto del tutto insolito alle celebrazioni. Egli piuttosto rappresenta il crocifissore, il flagellatore e il soldato che affondò la sua lancia nel costato di Gesù e quindi bisogna vedere in tale personaggio il volto dell’uomo con l’estro che coprendosi, interpreta un personaggio animato da una carica emotiva folle e ad un tempo grottesca.

Molti hanno scandagliato in profondità i motivi dei curiosi comportamenti, ma è mancato lo sforzo di operare una sintesi di tali studi. Forti di una tradizione che ci appassiona sempre più, tenteremo adesso di arricchire con considerazioni e spunti la conoscenza di questo fenomeno. Benedetto Rubino nella sua pubblicazione Folklore di San Fratello ha descritto minuziosamente i costumi ed i movimenti, lasciando l’impressione che il tutto fosse semplice rumore, frastuono e marce e che alla fine dei tre giorni si tornasse alla calma, senza dare una personale interpretazione. Noi siamo convinti che una tradizione, legata ad una realtà religiosa di così grande importanza, come la morte del Cristo, non può non avere connessioni e riscontri con altre analoghe per la comune matrice ideologica cagionante, e abbiamo cercato relazioni fra esse attraverso un tentativo di comparazione dei costumi e dei modi di agire, per riuscire a ravvisarvi le medesime radici culturali.

Nella Corda pazza, Leonardo Sciascia scrive: “…ma una festa religiosa, che cos’è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto… E anzi tutto una esplosione esistenziale… esplosione dell’es collettivo di un paese dove la collettività esiste soltanto a livello dell’es… I Giudei (di San Fratello) sono gli uccisori di Cristo, perciò nella rappresentazione della passione di Cristo che viene condannato e crocifisso, essi demonicamente si scatenano… e ci chiediamo se alla formazione di una tale tradizione non abbiano concorso più delle ragioni calendariali e liturgiche, ragioni psicologiche, sociali e storiche”. Quindi, secondo lo scrittore, il punto di vista si allarga al di là del dramma, per una interpretazione del fenomeno in termini più attuali ed in un certo senso più realistici. Ed allora occorre necessariamente fare un tuffo nel passato ricordando che San Fratello è una colonia lombarda, che ha lingua e tradizioni proprie, consuetudini e costumi della patria d’origine. Infatti la filosofia che ha assimilato la parlata e la cultura per oltre novecento anni, è stata salvata per quanto possibile in maniera del tutto originaria. La cittadina dei Nebrodi è stata fondata, integrando gli abitanti greco-latini con immigrati venuti al seguito dei lombardi provenienti da Casale Monferrato con Adelaide o Adelasia degli Aleramici, dall’Alto Novarese, dalla Francia e dalla Lombardia, nel XII secolo. E mentre nelle altre colonie lombarde di Sicilia alcuni elementi originari sono scomparsi, a San Fratello vige immutato ed intaccato l’originario dialetto gallo-italico. Si assiste quindi a un rituale folkloristico carnevalesco che affonda le sue radici in un tempo remotissimo. Lo stesso Italo Sordi vede nei Giudei di San Fratello un cerimoniale inserito nella festività religiosa ma avente forti connotazioni profane, sia pure con intenti rievocativi di un episodio, non vissuto personalmente, ma assunto come antecedente fondamentale alla propria storia. Quando qualcuno insiste sul termine carnevalesco dovrebbe ricordarsi che non sono sufficienti solo le maschere perché di ciò si possa trattare: il vero carnevale ha un’origine e uno sviluppo complesso in cui vengono a confluire usanze pre cristiane magari aventi lo scopo di propiziare l’inizio del nuovo anno, la fertilità, l’abbondanza.  Nell’ambito locale i Giudei non sono mai stati visti né paragonati a protagonisti del periodo carnevalesco. Sono invece legati a ragioni sociali, considerato che prima ne indossavano l’abito solo i contadini, i pastori, i mandriani, gli allevatori in genere e non i ricchi proprietari terrieri o gli aristocratici che accettavano il ruolo di essere scherniti durante i tre giorni della festa con piccoli balletti o scherzi senza nulla di offensivo o di irriverente. Solitamente il Giudeo amico faceva solo qualche tintinnio con la disciplina cioè con lo strumento a maglia di monete o legamenti di catene che tuttora ogni partecipante alla storica tradizione suole portare alla mano sinistra. Vorremmo tanto riconoscere i cugini dei Giudei, ma, quanto avviene nel paese di San Fratello, insieme a tutto ciò che gli sta a corredo, sa solo di curioso e nient’altro, anche se è sempre più sorprendente la somiglianza di questo costume con quelli tipici della Val d’Aosta. Una maschera comune è la componente demoniaca che acquista in ogni tempo un importante significato per i tradizionali riti che hanno come scopo la sconfitta dello spirito del male e la purificazione, sia dell’uomo che della natura. A questo punto, lasciamo che ognuno tragga le considerazioni che ritiene più opportune, anche avvalendosi dei confronti con altre culture, nella speranza che la festa dei Giudei di San Fratello duri immutata nel tempo, cercando di promuoverne quanto più possibile l’interazione con le altre manifestazioni, in maniera armoniosa. E ciò non tanto per fare bella mostra con cronisti e visitatori, ma per toccare il profondo dell’animo di chi, per sentimento e convinzione, vive questa tradizione tanto coinvolgente riportando alla memoria quelle autentiche pagine del Vangelo dove si narra delle sofferenze di Cristo, condotto sul Calvario tra gli scherni e il giubilo dei giudei. Nessun accostamento intenzionale si faccia con il Carnevale (che pure, a San Fratello gode di una caratteristica celebrazione): mai alcun Sanfratellano ha violato la religiosità del costume sacro del Giudeo, indossato solo ed esclusivamente nei tre giorni della Settimana Santa.

(Ufficio del turismo – comune di San Fratello)

 

 

Street Art…street photography

Street art village è un progetto ideato e curato da Debora Di Gesaro, promosso dall’associazione culturale Spazio Urbano Design [S.U.D.] di Palermo, in partnership con il Comune di Campofelice di Roccella e gli Assessorati regionali al Turismo e alla Cultura.
Il progetto coinvolge un gruppo selezionato di famosi street artistis italiani (Blu, Bros, Bo130, Dem, Ivan, Marco Teatro, Microbo, Ozmo, Sonda) e spagnoli (Nuria Mora, Sam3, San, Zosen) invitati a realizzare decorazioni murali a Campofelice di Roccella, paese sul mare in provincia di Palermo e “Porta delle Madonie”.L’intervento degli artisti diventa la manifestazione, quindi, di un ribaltamento culturale, un’interessante inversione di tendenza, funzioni e relazioni: strade, piazze, intere facciate di edifici pubblici e privati, diventano superfici di sperimentazioni per soluzioni estetiche ed espressioni dello scenario di un territorio a vocazione turistica. Nella sfida tra politica e arte, l’amministrazione pubblica siciliana si schiera a sostegno dello spirito di questo evento: creare una comunità artistica che interagendo con la comunità locale crei i presupposti per un’accresciuta consapevolezza del contesto urbano che la circonda e delle possibilità riqualificanti dell’arte di strada, considerata a pieno titolo arte pubblica. Gli artisti: conosciuti tutti sulla scena artistica internazionale, molti di loro hanno partecipato alle grandi collettive italiane “Street art Sweet art”, organizzata a Milano al PAC e Scala Mercalli, ancora in corso, all’Auditorium di Roma. Altri hanno partecipato a manifestazioni quali CanFestival a Londra, Cultura Urbana a Madrid, Ibiza Urban festival a Ibiza, Urban art festival a Sevilla, Art Under Pressure a Mosca, Fabulosas Desordens a Rio de Janeiro, etc.

Sicilian countryside (Clean)

L’entroterra siciliano tra campagna e parco eolico , delle vedute….”pulite” !

 

…solo un tramonto !

Il tramonto ,più che visto,ammirato da Torre Nubia (Paceco,TP) .Un paesaggio unico,  dove terra, mare e cielo si fondono tra le rigide geometrie delle vasche  delle saline.