Termini Imerese

“Ricordi sbiaditi”

Termini Imerese (Pa) ha accarezzato a lungo l’idea di uno sviluppo industriale diffuso, capace di dare lavoro e benessere alla gente di un intero comprensorio. Nacque così l’agglomerato industriale, che tante speranze alimentò negli anni ’60/’70, in gran parte deluse da una politica industriale capace soltanto di creare “cattedrali nel deserto” o “cittadelle-fantasma” ; ormai da troppi anni lasciato al completo abbandono. Il recupero dell’agglomerato è utile sia alle imprese che continuano a operare, pur nel contesto difficile attuale, sia a quelle interessate a investire ma non troverebbero oggi un contesto ambientale favorevole.

Pubblicato su : UP – Photography Magazine

 

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“RACCONTI IN CUCINA” a cura di Delia Altavilla

Dalla prefazione del libro :

Il progetto “Racconti di cucina” è stato, fin dall’inizio, una grande sfida raccolta dagli operatori e dagli utenti, appartenenti ad enti e “mondi lontani”, che si sono ritrovati con tanta voglia di realizzare qualcosa insieme, superando confini apparentemente invalicabili. Affinché tutto questo si potesse realizzare, quale migliore posto se non il cuore di una casa, la cucina? Quale migliore occasione se non la preparazione di un pasto e la condivisione di un pranzo, mentre le parole si intrecciano agli odori, le storie di vita ai ricordi, le mani ai pensieri? E’ nato così questo progetto, promosso dalla sede INAIL di Palermo insieme all’Opera Don Calabria, una cooperazione ricca ed intensa capace di abbattere quelle barricate che spesso separano il pubblico dal privato. L’INAIL, infatti, nell’ambito del sistema di tutela globale ed integrata dei lavoratori infortunati o affetti
da malattia professionali, fornisce prestazioni non solo economiche e sanitarie, ma anche promuove progetti riabilitativi, volti a favorire il reinserimento familiare, lavorativo e sociale dell’assicurato.
L’iniziativa ha previsto l’attivazione di laboratori occupazionali di cucina e di narrazione, guidati rispettivamente da uno chef e da un pasticciere, Filippo e Nicola, entrambi con disabilità sul lavoro, e da una conduttrice esperta, Delia, che ha seguito l’attività di scrittura. Attraverso i laboratori è stato possibile attivare uno di quei rari e preziosi momenti in cui si realizza un incontro profondo di varie umanità.
Ragazzi stranieri non accompagnati, africani e bengalesi, involontari protagonisti di un esodo epocale, lontani dai loro affetti, portatori di viaggi e dolori inenarrabili.Uomini privati della loro libertà e della loro stessa vita, perché resi schiavi dalla droga. Uomini che lottano per ridare un senso alla propria vita ed al proprio corpo dopo quel terribile giorno in cui, per un incidente sul lavoro, la loro vita è stata segnata da un prima e da un dopo tutto da costruire. Giovani e uomini alle prese con sfide durissime, che ci hanno insegnato, con grande dignità, che cosa significa perdere tutto e trovare la forza di ricominciare da zero.
Il contesto della comunità e la tipologia delle attività hanno dato una forte spinta aggregante e offerto un’opportunità di apprendimento creativo: è emerso, fin dall’inizio, un senso di empatia tra i partecipanti, che ha orientato le energie e le motivazioni di ciascuno verso una possibilità di incontro “alla pari” con altri “compagni di viaggio”. Mentre si lavorava ai fornelli o attorno al lungo tavolo, dove si consumava il pranzo
preparato insieme o si condividevano i brevi testi scritti, carichi di ricordi ed emozioni, i percorsi di ciascuno si sono incrociati, creando una trama “saporita” di relazione, di incontro e di aiuto reciproco, scambiato così, semplicemente, tra una portata e un’altra…
Tante le emozioni che hanno attraversato la cucina della comunità di Sant’Onofrio, divenuta spazio di incontri, di racconti di vita, dove la tristezza man mano si stemperava con lo zafferano o il curry, dove intorno al tavolo del refettorio, mentre si tagliavano gli ortaggi, si ritrovava, attraverso il fare, la dimensione dell’essere insieme, della condivisione, dell’essere persone insieme ad altre, dimensione che per motivi diversi, è spesso andata perduta nel tempo. Così qualcuno, anche se per un attimo, ritornava a sentire il sapore di casa, altri il piacere della propria dignità di uomo.
Questa l’atmosfera che tutti noi, operatori e non, abbiamo respirato nei giorni del laboratorio, “assaporando” piatti prelibati e “gustando” la gioia dell’incontro, condividendo a piene mani che i pregiudizi ed i falsi confini è possibile superarli solo se non si smette mai di sognare e di andare al “cuore” delle cose.

Il sottoscritto alla prefazione non aggiunge nulla tranne che dei ringraziamenti….al Dott.re  Ettore Cutrona (direttore della Comunità Terapeutica Opera Don Calabria) ed alla Dott.ssa Tecla Scandura (direttrice dell’Area Prevenzione Casa di Termini Imerese) per l’opportunità datami , alla Dott.ssa Stefania De Luca ( funzionario socio-educativo della Sede INAIL di Palermo) per la “fiducia” , alla scrittrice Delia Altavilla ed al graphic designer Emanuele Pistola per la loro preziosa e gentile collaborazione ed infine al Dott.re Francesco Chianello (educatore Opera Don Calabria) il quale mi ha fatto conoscere questa realtà….un mondo apparentemente lontano dal nostro ma quanto mai vicino se non fosse ,a volte, per le nostre “barriere mentali” !

Concludo  complimentandomi e ringraziando dal profondo del cuore i corsisti ovvero i veri protagonisti nonchè i narratori di questa meravigliosa avventura :

Filippo Di Leonardo,Nicola Cinà,Giuseppe Ciresi, Francesco Ammirata,Andrea Fantaci,Vincenzo Dominici, Salvo Campanella,  Gianluca Santangelo,Antonio Tomasello,Mousa Demble, Misbha Uodion,Rahman Mamunur.

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Once Upon a Time

C’era una volta la zona industriale,le fabbriche ed un’economia stabile…… mentre adesso solo  aree dismesse che  creano dei vuoti urbani che vengono percepiti dalla popolazione come zone degradate e pericolose, o a causa della poca stabilità delle strutture fatiscenti ancora presenti, mettendo talvolta a rischio anche l’incolumità degli abitanti; oppure perchè per colpa di persone incivili diventano delle vere e proprie discariche a cielo aperto, facendo così insorgere nella comunità un senso di abbandono da parte delle istituzioni in quanto non vengono soddisfatte le proprie esigenze primarie (sicurezza, igiene, estetica..)

Queste aree dovrebbero essere oggetto di una riqualificazione che le attribuisca una nuova destinazione d’uso, in funzione delle loro caratteristiche intrinseche e delle relazioni con il contesto nel quale si collocano, in modo da ricucire il tessuto urbano e garantire il miglioramento qualitativo della vita delle comunità, che invece di percepirle in modo negativo le cominceranno ad apprezzare, essendo un tassello importante della storia delle città.

 

La gioventù del “Don Calabria”

L’Istituto don Calabria, sin dalla sua nascita a Verona nel 1907, si è occupato di offrire accoglienza, aiuto e sostegno agli “ultimi”, con particolare attenzione ai giovani. Negli anni, l’Opera si è diffusa in tutto il mondo e dal 1986 è presente a Termini Imerese (PA), dove attualmente svolge diverse attività di prevenzione e cura.

Nello specifico:

  • La Comunità Terapeutica S. Onofrio con la cura e la riabilitazione di soggetti tossicodipendenti;
  • Il Centro Polifunzionale per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia S. Pietro e S. Lucia con il sostegno a famiglie multiproblematiche, la prevenzione del disagio socio-culturale e la promozione del benessere psicofisico;
  • La Comunità Alloggio Don Calabria con l’accoglienza e l’accompagnamento educativo di adolescenti in situazione di disagio;
  • Il Gruppo Appartamento “Mediterraneo … Insieme” con il supporto a giovani maggiorenni nella progettazione e gestione di un percorso di vita autodeterminato.

LA COMUNITA’ ALLOGGIO “DON CALABRIA”

La comunità alloggio è nata per rispondere al bisogno di creare un luogo di riferimento educativo, affettivo e di supporto, per quei minori adolescenti che si trovano in una condizione di estremo disagio sociale e familiare e che necessitano di un ambiente educativo e di guida sano e “significativo”.

Accoglie ragazzi maschi dai 14 ai 18 anni, segnalati dal Tribunale per i Minorenni sia in ambito civile che penale.

La mission che sostiene, motiva e anima il complesso lavoro all’interno della comunità alloggio è riassumibile nelle parole del fondatore dell’Opera, San Giovanni Calabria:

“La gioventù porta scritto in fronte:

sono di chi mi piglia.

Guai a noi, quale tremenda responsabilità,

se non ce ne prendiamo cura!”

Forti di questa motivazione, circa quattro anni fa, la comunità ha aperto le porte a minori stranieri non accompagnati, che fuggono da situazioni di povertà e guerra e giungono in Italia nella speranza di poter costruire una vita migliore.

Confrontarsi con questi ragazzi ha significato aprire la comunità e fare costantemente i conti con le nuove povertà, con gli ultimi del mondo e con tutto ciò che i ragazzi portano con sé, tanti sogni e anche tanta disperazione, belle esperienze vissute nei loro paesi accanto a dolori “indicibili”, storie raccontabili e vite inenarrabili. La comunità in tal modo, ha intrapreso una nuova strada, reinventandosi e ricostruendosi con nuove misure e dimensioni, attraverso un lungo e difficile lavoro che gli operatori hanno dovuto affrontare in prima persona,  imparando ad ascoltare in un modo nuovo per dare nuove risposte. Attualmente vi sono ospitati un gruppo di giovani provenienti dal Bangladesh e dalla Somalia arrivati in Italia con gli ormai “famosi” viaggi della speranza attraversando anche per parecchi mesi diversi Stati  su mezzi di fortuna ed infine la classica traversata su barconi,stracolmi,verso l’Italia.