reportage

Santiago de Compostela: frammenti del Cammino all’arrivo

Il Cammino di Santiago è un antico pellegrinaggio che conduce alla cattedrale di Santiago de Compostela. E’ una strada di passi e silenzi: chilometri di polvere, albe lente, pioggia e sole sullo zaino. Ogni giorno è fatica e scoperta, ogni incontro uno specchio. È un’esperienza di viaggio lento…si cammina per arrivare a Santiago…ma spesso si arriva soprattutto dentro sé stessi. All’arrivo a Santiago, i pellegrini raccontano il Cammino con gesti, sguardi e brevi testimonianze, restituendo un viaggio fatto di fatica e incontri; hanno volti stanchi, occhi luminosi, strade diverse che si uniscono nello stesso abbraccio. Nomi, lingue e storie si mescolano, e alla fine del cammino ognuno riconosce nell’altro un compagno di viaggio.

“Lu Signuri di li fasci” – Pietraperzia (En) – A.D. 2025

A Pietraperzia (Enna) dalle prime ore del mattino del Venerdì Santo fervono i preparativi per la processione serale : “Lu Signuri di li fasci” . La storica Confraternita di Maria SS. del Soccorso guida tutta la processione con un’esperienza ormai maturata da secoli. La confraternita si attesta tra le più antiche del paese e per tale motivo conserva il diritto di apertura delle processioni religiose. Lo storico locale Frà Dionigi la ritiene fondata “dopo l’anno 1306”, quando a Palermo iniziò il culto della Madonna del Soccorso. Tuttavia il primo documento che attesta l’esistenza dell’evento religioso è datato al 1560. Il pietrino vive in trepidante attesa il giorno del Venerdì Santo in cui la comunità partecipa alla celebrazione con mistico sentimento. La macchina processionaria è particolarmente complessa e i preparativi per la processione prendono avvio sin dalle prime ore dell’alba. Alle ore 15:00 si entra nel cuore della commemorazione della morte del Cristo Redentore. La popolazione dei fedeli e i turisti si radunano nella Chiesa del Carmine che diventa palcoscenico di un momento di particolare suggestione. I membri della confraternita, in un rituale ormai consolidato, depongono dall’altare il Crocifisso conducendolo in processione nella vicina Chiesa Madre per il rito dell’Adorazione della Croce. A conclusione del rito il Crocifisso viene riportato nella Chiesa del Carmine. Lì la popolazione di fedeli e di turisti gli rende omaggio benedicendo le “misureḍḍe“: nastri di colore rosso che secondo un’antica tradizione simboleggiano la misura della misericordia divina sperimentata da Gesù Cristo nella sua Passione. La misureḍḍa (piccola misura) ha la stessa lunghezza dell’apertura delle braccia del Crocifisso, essa, una volta benedetta, viene legata al braccio in segno di protezione e successivamente conservata dai fedeli. Al tramonto la “vara“, una trave di legno di cipresso terminante a croce che viene innestata in una base cubitale di legno di rovere, viene portata all’esterno della chiesa del Carmine e lasciata in posizione orizzontale. Nella parte sommitale, ai piedi della croce, vengono applicati due semicerchi di ferro ai quali verranno annodate a metà della loro lunghezza le fasce, raddoppiandone così il loro numero reale. Le fasce sono dei teli di lino lunghi 33 metri e larghi 40 centimetri e rappresentano il voto, la promessa o l’atto d’amore del fedele, che lo stesso ripeterà ogni anno. Queste, inoltre, hanno l’importante funzione di consentire l’equilibrio della lunga asta di legno lungo il percorso processionale. L’anello al quale sono legate le fasce viene coperto da “lu munnu“, una sfera dai vetri policromi, raffigurante l’universalità del Cristo, illuminata dall’interno e posta ai piedi del Crocifisso. Precede l’inizio della processione il commovente e sentito rito del “Passamanu“: i confrati disposti a catena, l’uno di fronte all’altro, al grido “Pietà e misericordia Signuri!” si passano di mano in mano il Crocifisso portandolo nello spazio antistante la Chiesa del Carmine, posizionandolo poi sulla croce della trave, alla quale viene legato con delle misureḍḍe. Il silenzio scende in piazza all’udire dei tre tocchi sulla “vara“. Il confrate, maestro di vara, ripete il gesto: batte tre tocchi, questa volta lenti e decisi attirando l’attenzione di tutti. Quello è il segnale dell’alzata. In uno slancio fulmineo, tirato dai portatori e dalle fasce, il fercolo si posiziona in verticale ergendosi in tutta la sua maestosità. Una volta inserite le due aste, lunghe 10 metri, tutto è pronto per l’inizio della processione. Da quel momento in poi il fercolo diventa un complesso vivente e attivo che percorre le strade del paese cambiando continuamente forma, allargandosi, stringendosi e allungandosi in base alla forma della via. L’intero tragitto è scandito da diversi momenti di sosta, che hanno lo scopo principale di far riposare i portatori nonché di consentire alle persone di venerare il Crocifisso. Il fercolo del Signore delle fasce è seguito dall’urna con il Cristo Morto a cui fa seguito, infine, il simulacro dell’Addolorata, portata a spalle dalle donne dell’omonima confraternita. Fa da sfondo musicale alla processione la “Ladata”, un lamento funebre eseguito da solista e coro che narra la passione e morte di Cristo. Infine, giunti nuovamente alla piazzola della Chiesa del Carmine, “Lu Signuri di li fasci” viene deposto dai confrati per la suggestiva “calata“. In un movimento lento la vara viene nuovamente disposta in posizione orizzontale. Le mani alzate dei fedeli attendono di accogliere il Cristo, che, conclusa la processione, viene riposto all’altare centrale della Chiesa tra le grida di “ Pietà e misericordia Signuri!”.

Colgo l’occasione per ringraziare la Confraternita di Maria SS. del Soccorso ed il suo Governatore ,Giuseppe Maddalena, per  l’accoglienza e il supporto.

https://www.lusignuridilifasci.it/

Giù al Nord

Non è stata solo una vacanza ma road trip partendo da Parigi, transitando dalla Normandia per arrivare in fino in Bretagna ; regioni dalla lunga storia plasmate dal tempo e dal vento. E’ un alternarsi di immense distese pianeggianti, scenografiche zone costiere e antichi centri urbani rimasti immutati nei secoli o ricostruiti dopo le battaglie della seconda guerra mondiale. Il nostro viaggio, vero e proprio, parte da Giverny (facendo prima una “doverosa” tappa a Versailles) ,villaggio famoso in tutto il mondo grazie ai dipinti di Claude Monet, che visse qui dal 1883 fino alla sua morte . Come Monet ai suoi tempi, il visitatore non può fare a meno di fare una lunga pausa davanti al giardino acquatico con il suo ponte giapponese, le sue ninfee che hanno ispirato i suoi quadri più famosi. Poi si prosegue per Rouen ,la capitale della Normandia, rimasta magicamente illesa dalle devastazioni della guerra e conserva intatto il suo patrimonio artistico e architettonico. Non solo vanta una delle più eccezionali cattedrali gotiche d’Europa, ma anche un incredibile centro storico medievale: più di 200 case a graticcio autentiche, sopravvissute non solo al secondo conflitto mondiale ma anche alla Guerra dei Cent’anni. Qui inoltre trovò la morte sul rogo Giovanna d’Arco ,patrona di Francia. Lasciamo Rouen e ci dirigiamo verso Étretat per ammirare le sue maestose scogliere, un paesaggio unico al mondo. Etretat è anche “enigmatica”qui lo scrittore Maurice Leblanc aveva tratto l’ispirazione per creare il personaggio di Arsenio Lupin, il ladro gentiluomo. Attraversiamo il ponte di Normandia sulla foce dell’estuario della Senna (che già attraversandolo è un’esperienza in sé!) per arrivare ad Honfleur, città di artisti e dell’impressionismo, dalle stradine pittoresche e dai ristoranti tipici che costeggiano il Vieux-Bassin, un gioiello. Nella tarda mattinata del giorno dopo facciamo tappa sulle spiagge dello sbarco in Normandia tragicamente ricordato come il “D-Day” . Omaha Beach , il cimitero e monumento alla memoria americano rievocano la storia. In serata raggiungiamo Ducey perché ci aspetta la tappa clou del viaggio : Le Mont Saint-Michel (manco a dirlo!) . Considerato la “meraviglia dell’Occidente” in virtù di una bellezza fuori dal comune che gli è valsa il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità a partire dal 1979. Mont Saint Michel è uno scrigno di tesori preziosi. A partire dal suo piccolo borgo circoscritto da mura medievali a cui si accede tramite una piccola passerella. Il più importante edificio dell’intero borgo è però l’Abbazia benedettina di San Michele. Per raggiungerla è necessario percorrere i circa 350 gradini che conducono alla sommità del monte. Il complesso sacro di VIII secolo è uno dei più importanti esempi di architettura alto medievale in Europa . Il sagrato della chiesa è anche il più bel punto panoramico di tutta la località: da qui è possibile osservare al meglio il fenomeno delle maree. La baia, infatti, è soggetta alle più grandi alterazioni del livello del mare d’Europa e l’acqua si ritira ogni mattina di oltre 25 chilometri per poi ritornare con impeto impressionante verso sera rendendo il monte una vera e propria isola circondata dal mare. Le prossime tappe della giornata saranno in Bretagna …un pranzo a Cancale non poteva mancare! Questo delizioso porto è una piacevole scoperta sia per gli occhi che per il palato. Eletta « Site Remarquable du Goût » (importante sito del gusto), Cancale è da tempo rinomata per le ostriche e per i frutti di mare. Nel tardo pomeriggio ci aspetta Saint-Malo che vanta 500 anni di attività portuale, la città degli armatori con i suoi bei palazzi in granito e naturalmente… dei suoi eroi corsari e marinai erranti. Saint Malo ha conservato nei secoli uno spiccato spirito d’indipendenza e di bellicosa autonomia, riscontrabile nelle imponenti fortificazioni protese sull’oceano, che le conferiscono un’aria fiera e maestosa. In serata “tappa di servizio” a Caen per poi raggiungere, il giorno dopo ,Beuvron-en-Auge un villaggio autentico considerato tra i più belli di Francia.Beuvron-en-Auge è attraversato dalla famosa Strada del Sidro (Route du Cidre) che si estende per 40km riunendo una ventina di produttori ed è quella che percorreremo per giungere alla cantina museo Calvados Père Magloire L’Experienceper e alla Fromagerie La Dégusterie ,a Pont-l’Évêque, per degustare i formaggi tipici della Normandia e concludere “con gusto” (se non ci sono foto un motivo ci sarà !) . In serata rientro a Parigi per l’ultima cena,ovviamente,del viaggio.

Che dirvi se non….au revoir !

Tutto ciò è stato possibile grazie all’impeccabile organizzazione di Giovanni Mineo (@giomineoz) dell’agenzia Roccella Viaggi & Vacanze by Sitravelnetwork

Da Sultanahmet a Piazza Taksim passando per Fatih,Fener e Balat.

Protagonista di una storia lunga circa 3000 anni prima Bisanzio poi Costantinopoli e oggi Istanbul. Punto d’incontro tra due continenti, adiacenti ma per molti versi lontani,Istanbul è anche il luogo degli opposti: spiritualità e rumore,le moschee e le chiese cattoliche, tradizione e voglia di rivoluzione ,cura e decadenza,colori caldi e cieli plumbei, profumo di spezie e odore di smog, il tradizionale the caldo e i cocktail dei locali più in voga, la gente che ti sorride e quella che ti guarda con diffidenza (o totalmente indifferente), il gran bazar e negozi di İstiklal Caddesi….

Sintetizzando Istanbul è una metropoli globale fusa tra storia e vita moderna.

Conoscerla davvero forse è impossibile, composta da così tante anime e culture diverse. Per vederla più da vicino, però, si possono usare gli “occhi” di chi l’ha osservata e come disse Alphonse de Lamartine : “Se a un uomo venisse concessa la possibilità di un unico sguardo sul mondo, è Istanbul che dovrebbe guardare.”

Enna,il Venerdì Santo – A.D. 2022

La Processione del Venerdì Santo è l’apice dei riti pasquali ad Enna. Per le vie della città, tutta saliscendi e vicoli tortuosi, sfilano in silenzio circa duemilacinquecento confrati incappucciati, dotati di torce e ceri ad illuminare suggestivamente il percorso. Oltre agli ennesi, moltissimi devoti e turisti arrivano in città per assistere alla grande processione. Non a caso, la Processione del Venerdì Santo di Enna è considerato un evento sacro a richiamo turistico internazionale e la Settimana Santa di Enna è un bene protetto dall’Unesco. I riti sacri vengono avviati dalla celebrazione della “Passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo” che si tiene al Duomo e in tutte le chiese parrocchiali. Essa consiste nella “Liturgia della Parola” che ha il suo culmine nella lettura del brano evangelico della “Passione del Signore” secondo Giovanni. Segue l’Adorazione della Croce. Intorno alle ore 17:00, dalla parte superiore della città, i confrati del SS. Salvatore percorrono in processione le vie fino al Duomo al fine di portarvi il fercolo del Cristo Morto. Salendo verso il Duomo, la Confraternita della Passione porta, secondo un ordine ben preciso lungo le due file, i cosiddetti “Misteri”, ovvero i simboli per fare memoriale della passione di Cristo: la lanterna che condusse i soldati al Getsemani, la spada di cui San Pietro si servì per tagliare l’orecchio di uno dei soldati, un guanto simboleggiante le mani di Ponzio Pilato, la corona di spine posta sul capo di Gesù, i flagelli con i quali venne frustato, il tamburo che scandì l’ascesa al Calvario, il velo con cui la Veronica asciugò il volto insanguinato del Cristo, i chiodi con i quali fu crocifisso, la scritta “INRI” posta sulla sommità della croce, i dadi che furono usati dai soldati romani per tirare a sorte le vesti da contendersi, la lancia con la quale Gesù fu ferito al costato, la scala con la quale fu deposto dalla croce, il calice da cui Gesù bevve nell’ultima cena, la borsa con i trenta denari per i quali Giuda tradì il suo maestro, le funi con cui fu legato, il mantello rosso che lo coprì nel pretorio, una colonna di marmo che ricorda il luogo dove Cristo fu frustato, la canna che gli fu messa tra le mani, la bacinella e la brocca con cui Ponzio Pilato si lavò le mani, la croce che fu caricata sulle spalle di Gesù, il martello che servì per conficcare i chiodi, la tenaglia adoperata per toglierli, la spugna imbevuta di aceto che gli fu data per dissetarsi e il sudario nel quale fu avvolto prima di essere deposto nel sepolcro. Infine, il gallo, vivo, ornato con nastri multicolori, che cantò quando San Pietro rinnegò per tre volte di conoscere Gesù. Intanto, le confraternite arrivano in Duomo, vi entrano e vi defluiscono attraversando la navata centrale, rendendo omaggio al Cristo Morto e uscendo dal portale secondario, in modo da esser già pronti per l’inizio della Processione vera e propria. Terminata l’esposizione del fercolo dell’Addolorata, esso viene portato a spalla dai confrati verso il Duomo, con un ritmo lento e ondulatorio, accentuato dalle marce funebri che sottolineano la tragedia della madre di Gesù che piange suo figlio morto. Il fercolo della Madonna Addolorata viene così posizionato all’interno della Chiesa Madre dove l’attendeva l’urna del Cristo Morto. Alle ore 19:00 circa i fercoli di Gesù e dell’Addolorata, preceduti dalla Spina Santa e seguiti dalla banda musicale, cominciano a muoversi in processione, scendendo lentamente la scalinata della Chiesa Madre sulle note di alcune marce funebri. Vengono poi posti al centro di una Piazza Duomo stracolma al fine di ricevere l’adorazione e le preghiere di una folla silente. Successivamente, la processione scorre lenta attraversando tutte le piazze e le vie protagoniste della vita cittadina fino a raggiungere intorno alle 20:45 il vastissimo piazzale antistante il cimitero comunale. Qui, da un palco appositamente allestito, viene impartita la solenne benedizione. Dopo questa sosta, la processione riprende. Nonostante l’ora tarda, una folla resta a veder rientrare la processione in Duomo. Poi, l’urna del Cristo morto viene riportata nella propria chiesa e il fercolo dell’Addolorata, preceduto da tutte le confraternite, fa ritorno per la via Roma alla Chiesa del Mercato S. Antonio, dove praticamente finisce la Processione del Venerdì Santo ennese.

(Fonte testo: Scheda REI – Regione Sicilia)

[E]holi[e]-day2020

Ti concedi qualche giorno di vacanza ma vorresti anche fotografare senza,però,rinunciare alla…vacanza stessa…allora con tutta spensieratezza ti porti una “toy camera” #Yaschica #Y35  e qualche “rullo” #digifilm200 ed il gioco è fatto !

Saranno sfocate,non esposte correttamente, distorte e perchè no anche composte male ma di contro  mi sono davvero divertito ! #senzapensieri #senzapostproduzione #analogicodigitale #digitaleanalogico.

 

Grazie SanMmastianu Grazie ! A.D. 2020

La festa cade sempre il 20 di Gennaio. Sin dal primo mattino si riuniscono davanti la chiesa di Santa Maria Assunta e per le vie del paese i “nudi”. Loro sono i devoti di San Sebastiano, cioè coloro che hanno fatto voto ad esso. Gli uomini, scalzi, vestono tutti di bianco con un fazzoletto legato al cinto in modo che due punte di esso scendano sul davanti, le donne sempre di bianco vestite portano il fazzoletto in testa e ad esse, come anche ai bambini, è permesso indossare delle calze sempre di colore bianco. Ciò come ricordo e simbolo della nudità di Sebastiano durante i due martiri. Ai nudi soltanto è permesso portare in processione il Santo posto sulla grande vara lignea finemente intagliata e decorata.Al rito religioso in onore di San Sebastiano Martire , partecipa anche il Sindaco di Tortorici con la giunta, continuando una secolare tradizione che prende il nome di Senato. I Giurati nel ‘600, i Senatori nel ‘700 e i Sindaci dal ‘800 in poi (autorità politiche nella Città), preceduti dai mazzieri si recavano in Chiesa consegnando, in segno di omaggio al Santo, le chiavi della Città.Conclusi i riti nella chiesa di Santa Maria Assunta il Santo viene portato in processione per le vie del paese, in primo luogo al fiume Calagni dove avviene la benedizione da parte del parroco. Successivamente si effettua la “questua” per  le vie della città. Alla fine della giornata, il Santo viene portato nella chiesa di S. Nicolò dove resterà sino alla domenica più vicina al 28 Gennaio, l’Ottava, durante la quale verrà di nuovo portato in processione  e sarà  ripresa la questua  in modo da ricoprire l’intera area cittadina. Il Santo viene infine riportato nella chiesa di Santa Maria Assunta dove, prima di rientrare, i nudi, fanno eseguire alla vara 3 giri della piazza con il tipico e suggestivo “balletto”.La festa si considera conclusa il lunedì seguente all’ottava, giorno in cui si svolge la cosiddetta “Missa du Pirdunu”durante la quale si effettua la sostituzione del cotone nel Reliquiario di San Sebastiano e la distribuzione dei frammenti ai fedeli.

 

https://sansebastianotortorici.it/

https://www.facebook.com/SanSebastianoTortorici/

 

 

Napul’è : una commedia tragica, una tragedia comica, un insieme di sfumature diverse, una pietra preziosa dalle mille sfaccettature.

La terra del sale

La riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco è una riserva naturale regionale della Sicilia istituita nel 1995, che si estende per quasi 1000 ettari nel territorio dei comuni di Trapani e Paceco. La riserva, all’interno della quale si esercita l’antica attività di estrazione del sale, è una importante zona umida che offre riparo a numerose specie di uccelli migratori ; è gestita dal WWF Italia. La storia delle saline trapanesi è antichissima e si fa risalire probabilmente al popolo dei Fenici circa tremila anni  fa . Per buona parte del primo millennio a.C. questo antico e glorioso popolo di commercianti e navigatori deteneva il monopolio dell’ “oro bianco”.

L’acqua del mare, l’energia del vento ed il calore del sole sono gli elementi che, indirizzati dall’opera dell’uomo, producono il prezioso sale. Per la produzione è necessario un mare ad alta salinità,  la presenza quasi costante di vento e una scarsa piovosità. Il principio della lavorazione del sale è semplice: si convoglia gradatamente l’acqua di mare in diverse vasche di dimensioni e livelli differenti, provocando l’evaporazione e lasciando depositare il cloruro di sodio sul fondo, da dove poi viene raccolto e trasportato nell’argine principale detto “ariuni”. L’acqua di mare viene convogliata nelle grandi vasche, le prime  chiamate “fridde”, a ridosso della costa.  Da qui, attraverso canali e chiuse, l’acqua viene trasferita in vasche meno grandi e profonde delle “fridde”, chiamate vasche “d’acqua cruda o retrocalda”. Le vasche successive, per consentire una migliore evaporazione e concentrazione del cloruro di sodio, diminuiscono di ampiezza e profondità, ma aumentano di numero. La frammentazione dei bacini è importante per accelerare l’evaporazione dell’acqua provocata dal vento e dal sole. I canali muniti di chiuse trasferiscono l’acqua dalle vasche chiamate “messaggere o ruffiane” alle vasche denominate  “retrocalde”, favorendo, durante il trasferimento, una parziale evaporazione.L’ultimo gruppo di vasche  sono le “calde”, quadrate, accostate su due file, una in comunicazione con le “messaggere”, le altre con le “caselle”, dove termina la produzione del sale che, frantumato, si raccoglie e si trasporta  sull’argine principale detto “ariuni”.I cumuli di sale vengono poi ricoperti di tegole di terracotta, dai tenui colori della terra e del sole, per prevenire nella bassa stagione che l’acqua piovana diminuisca la quantità.

Ringrazio Massimo Daidone , la moglie Alberta D’Antoni dell’azienda SA.NI.MA. & C s.a.s. (che gestisce l’antica salina Galia e che  tra i suoi scopi principali,  il recupero e la salvaguardia della tradizione  e dell’arte  di raccogliere il sale, ma vuole anche rilanciare una delle più antiche e produttive  attività del nostro territorio.) ed i loro collaboratori per la totale disponibilità e  l’immensa ospitalità nei nostri confronti facendoci sentire “a casa nostra” !

 

 

Old Wild Sud !

Attualmente sono circa 1.700 le stazioni impresenziate della Rete Ferroviaria Italiana che il Gruppo FS Italiane sta concedendo tramite contratti di comodato d’uso gratuito alle associazioni e ai comuni affinché siano avviati progetti sociali che abbiano ricadute positive sul territorio e per la qualità dei servizi offerti nelle stesse stazioni. (magari fosse così!)