reportage

I Giudei di San Fratello – A.D. 2014

 

La festa popolare religiosa risale forse ai tempi medievali, quando venivano rappresentati quei misteri che sono passati successivamente dalle chiese alle piazze. Quella della Pasqua è sicuramente la Settimana più ricca di manifestazioni che cominciano con il momento più drammatico della passione del Cristo e si concludono con l’esplosione della gioia della Resurrezione. A San Fratello (Me) , dove le tradizioni sono ancora rispettate, si sente un forte impeto ed una massiccia partecipazione che vede coinvolti tutti gli abitanti. Ma quella che maggiormente attira il nostro interesse è la Festa dei Giudei che si svolge nei giorni di Mercoledì, Giovedì e Venerdì Santo, unica in tutta la Sicilia. Come dicevamo, di origini medievali, la rappresentazione è estremamente suggestiva e ricorda i Giudei che percossero e condussero Cristo al Calvario.

Un gran numero di persone conservano accuratamente e gelosamente il costume che, secondo la tradizione, da secoli è formato da una giubba e da calzoni di mussola rossa e da strisce di stoffa di colore giallo. La testa coperta da maschera “sbirrijan” (lingua gallo-italica), un “cappuccio” che si slancia con un lungo cordoncino sino ad assottigliarsi per legare la coda. Ricorda la Confraternita dei Flagellanti o dei Fratelli della Misericordia. Altri elementi rendono l’aspetto piuttosto singolare: pelle lucida con lingua, sopracciglia lunghe e arcuate, scarpe di cuoio grezzo e di stoffa, schierpi d’piau (in lingua locale). Catene a maglie larghe nella mano sinistra, d’scplina, (in vernacolo locale), trombe militari con vari ornamenti finemente intarsiati e ricamati specialmente nella giubba che ricordano le antiche tradizioni della cultura araba. I Giudei vestono quindi panni appariscenti, un singolare elmetto, con qualche pennacchio o croce, e così vestiti gli uomini sanfratellani percorrono le strade del paese. Suonano soffiando trombe militari e annunciano in maniera stridula la singolare celebrazione che è considerata a pieno titolo la festa più antica del dramma sacro popolare d’Italia.

Viene spontaneo chiedersi: ma che cosa rappresentano i Giudei visto che mentre la chiesa universale commemora la passione e morte di Gesù Cristo, a San Fratello si festeggia. Forse il contraltare del triste transitorio periodo in cui la chiesa ricorda il sacrificio del Cristo? Infatti un tempo comparivano molti personaggi tratti dalle pagine del Vangelo, ma su questi, il Giudeo ha preso il sopravvento. Quindi il Giudeo di San Fratello non è semplicemente un personaggio folkloristico, come molti pensano, non è colui che con il suono della sua tromba dà un aspetto del tutto insolito alle celebrazioni. Egli piuttosto rappresenta il crocifissore, il flagellatore e il soldato che affondò la sua lancia nel costato di Gesù e quindi bisogna vedere in tale personaggio il volto dell’uomo con l’estro che coprendosi, interpreta un personaggio animato da una carica emotiva folle e ad un tempo grottesca.

Molti hanno scandagliato in profondità i motivi dei curiosi comportamenti, ma è mancato lo sforzo di operare una sintesi di tali studi. Forti di una tradizione che ci appassiona sempre più, tenteremo adesso di arricchire con considerazioni e spunti la conoscenza di questo fenomeno. Benedetto Rubino nella sua pubblicazione Folklore di San Fratello ha descritto minuziosamente i costumi ed i movimenti, lasciando l’impressione che il tutto fosse semplice rumore, frastuono e marce e che alla fine dei tre giorni si tornasse alla calma, senza dare una personale interpretazione. Noi siamo convinti che una tradizione, legata ad una realtà religiosa di così grande importanza, come la morte del Cristo, non può non avere connessioni e riscontri con altre analoghe per la comune matrice ideologica cagionante, e abbiamo cercato relazioni fra esse attraverso un tentativo di comparazione dei costumi e dei modi di agire, per riuscire a ravvisarvi le medesime radici culturali.

Nella Corda pazza, Leonardo Sciascia scrive: “…ma una festa religiosa, che cos’è una festa religiosa in Sicilia? Sarebbe facile rispondere che è tutto… E anzi tutto una esplosione esistenziale… esplosione dell’es collettivo di un paese dove la collettività esiste soltanto a livello dell’es… I Giudei (di San Fratello) sono gli uccisori di Cristo, perciò nella rappresentazione della passione di Cristo che viene condannato e crocifisso, essi demonicamente si scatenano… e ci chiediamo se alla formazione di una tale tradizione non abbiano concorso più delle ragioni calendariali e liturgiche, ragioni psicologiche, sociali e storiche”. Quindi, secondo lo scrittore, il punto di vista si allarga al di là del dramma, per una interpretazione del fenomeno in termini più attuali ed in un certo senso più realistici. Ed allora occorre necessariamente fare un tuffo nel passato ricordando che San Fratello è una colonia lombarda, che ha lingua e tradizioni proprie, consuetudini e costumi della patria d’origine. Infatti la filosofia che ha assimilato la parlata e la cultura per oltre novecento anni, è stata salvata per quanto possibile in maniera del tutto originaria. La cittadina dei Nebrodi è stata fondata, integrando gli abitanti greco-latini con immigrati venuti al seguito dei lombardi provenienti da Casale Monferrato con Adelaide o Adelasia degli Aleramici, dall’Alto Novarese, dalla Francia e dalla Lombardia, nel XII secolo. E mentre nelle altre colonie lombarde di Sicilia alcuni elementi originari sono scomparsi, a San Fratello vige immutato ed intaccato l’originario dialetto gallo-italico. Si assiste quindi a un rituale folkloristico carnevalesco che affonda le sue radici in un tempo remotissimo. Lo stesso Italo Sordi vede nei Giudei di San Fratello un cerimoniale inserito nella festività religiosa ma avente forti connotazioni profane, sia pure con intenti rievocativi di un episodio, non vissuto personalmente, ma assunto come antecedente fondamentale alla propria storia. Quando qualcuno insiste sul termine carnevalesco dovrebbe ricordarsi che non sono sufficienti solo le maschere perché di ciò si possa trattare: il vero carnevale ha un’origine e uno sviluppo complesso in cui vengono a confluire usanze pre cristiane magari aventi lo scopo di propiziare l’inizio del nuovo anno, la fertilità, l’abbondanza.  Nell’ambito locale i Giudei non sono mai stati visti né paragonati a protagonisti del periodo carnevalesco. Sono invece legati a ragioni sociali, considerato che prima ne indossavano l’abito solo i contadini, i pastori, i mandriani, gli allevatori in genere e non i ricchi proprietari terrieri o gli aristocratici che accettavano il ruolo di essere scherniti durante i tre giorni della festa con piccoli balletti o scherzi senza nulla di offensivo o di irriverente. Solitamente il Giudeo amico faceva solo qualche tintinnio con la disciplina cioè con lo strumento a maglia di monete o legamenti di catene che tuttora ogni partecipante alla storica tradizione suole portare alla mano sinistra. Vorremmo tanto riconoscere i cugini dei Giudei, ma, quanto avviene nel paese di San Fratello, insieme a tutto ciò che gli sta a corredo, sa solo di curioso e nient’altro, anche se è sempre più sorprendente la somiglianza di questo costume con quelli tipici della Val d’Aosta. Una maschera comune è la componente demoniaca che acquista in ogni tempo un importante significato per i tradizionali riti che hanno come scopo la sconfitta dello spirito del male e la purificazione, sia dell’uomo che della natura. A questo punto, lasciamo che ognuno tragga le considerazioni che ritiene più opportune, anche avvalendosi dei confronti con altre culture, nella speranza che la festa dei Giudei di San Fratello duri immutata nel tempo, cercando di promuoverne quanto più possibile l’interazione con le altre manifestazioni, in maniera armoniosa. E ciò non tanto per fare bella mostra con cronisti e visitatori, ma per toccare il profondo dell’animo di chi, per sentimento e convinzione, vive questa tradizione tanto coinvolgente riportando alla memoria quelle autentiche pagine del Vangelo dove si narra delle sofferenze di Cristo, condotto sul Calvario tra gli scherni e il giubilo dei giudei. Nessun accostamento intenzionale si faccia con il Carnevale (che pure, a San Fratello gode di una caratteristica celebrazione): mai alcun Sanfratellano ha violato la religiosità del costume sacro del Giudeo, indossato solo ed esclusivamente nei tre giorni della Settimana Santa.

(Ufficio del turismo – comune di San Fratello)

 

 

Per non dimenticare…

Era l’11 marzo 2004. Sono passati quasi dieci anni dalle terribili esplosioni che in quel giorno hanno sventrato tre treni affollati di pendolari in una Madrid ancora addormentata. Corpi straziati, coperti da
lenzuoli bianchi che sembravano garze.Madri, padri, amici, fratelli, sorelle, che non sarebbero rientrati più a casa, quella sera.

Ora immaginate 192 persone che si tengono per mano e ritornano in quel luogo.In un modo o nell’altro. Con la mente, con i ricordi, con un nome tatuato in testa. Ad ognuno dei 192 autori é stata assegnata un’anima. E’ stato assegnato un nome. Un nome che rimbomba. Come una nuova esplosione. Un nome che resta l’unica luce in un dolore così buio.
Ciro Prota é ideatore e promotore di PROJET 192.

“Il Progetto 192 fonde la vita, la morte, la pietà e l’accusa. 192 fotografie e 192 nomi, quelli delle vittime dell’attentato nei treni dei pendolari di Madrid, l’11 marzo 2004. Un passato molto prossimo sul quale però ogni giorno cala impercettibile un velo, il velo più pericoloso, il velo dell’oblio, lento e sottile.
Io non voglio dimenticare, e non posso. […] Un giorno uguale all’altro, un giorno dopo l’altro. Ma l’11 marzo 2004 è stato un giorno diverso. Nei treni è entrata la morte, quella più cieca, violenta, cattiva,portata da un odio cieco, violento”

E’ con queste parole e con una grande voglia di contagiare il mondo con il bisogno di ricordare Ciro é riuscito a coinvolgere in pochi giorni, 192 creativi a cui ha affidato il compito di fermare l’amnesia sul dolore.
E non é solo per non dimenticare. Project 192 vuole essere l’inizio di qualcosa di più grande che non si fermerà qui ed ora. E’ un progetto di vita contro la morte. Un progetto che in questo momento si avvale di 192 esseri umani, provenienti da tutto il mondo. Tutti e 192, uniti dalla passione per la fotografia e dal bisogno di fare della loro arte qualcosa di concreto. Ogni fotografo ha una storia diversa, una diversa sensibilità, proprio come le 192 vittime che si sono trovate fatalmente unite da un destino comune in quel giorno di marzo. Il progetto 192 è appena nato, in un clima di solidarietà, collaborazione e grande entusiasmo e si
propone di commemorare le vittime dando spazio soprattutto alle immagini. Una mostra a Madrid. Una pubblicazione editoriale. un grande evento in tutto il mondo.
Non sono solo sogni. Soprattutto se qualcuno aiuterà a realizzarli. Ciro ha fondato di recente un’associazione fondata proprio per non doversi fermare. Non qui. Non ora.
Perché tutto questo possa essere solo un inizio. Il lavoro più grande sarà quello di trovare sostenitori e sponsor. Trovare persone, molte persone, che, come Ciro Prota e i suoi collaboratori, abbiano il desiderio di aprire gli occhi e voltarsi indietro. Perché voltarsi indietro non significa solo guardare ma anche riportare in qualche modo in vita, il desiderio di chi non c’é più. Essere ricordato per sempre. Tutti noi lo vorremmo.

Per informazioni sul progetto o proposte di collaborazione :

http://www.projet192.org/

L’Associazione su facebook :

https://www.facebook.com/pages/Association-Projet-192/645930482147295?fref=ts

Per la visione del libro :

 http://www.projet192.org/album/M11/index.html

Roma , 11-04-2014 – Piazza Navona – le foto del flashmob : 

http://www.projet192.org/album/M11/flashmob192/index.html

Padova, da 18-07-2014 al 31-07-2014 (poi prorogata al 15-08)  centro culturale altinate-San Gaetano – le foto dell’evento :

http://www.projet192.org/album/Padova/index.html

Repubblica di San Marino,  dal 25-10-2014 al 15 -11-2014  palazzo SUMS Centro Storico (pagina fb in continuo aggiornamento)

https://www.facebook.com/pages/Projet-192-San-Marino/687954627956816?fref=ts

 

© Sebastiano Bellomo per Julia Moral Garcìa

© Sebastiano Bellomo per Julia Moral Garcìa

 

Un giorno di ordinaria fotografia.

Sant’Agata Militello (ME) , 01/01/2014.

Capodanno,il cielo plumbeo…il mare sferzato dal vento,freddo!

I luoghi dell’estate…il lidi balneari,i locali in riva al mare,il lungomare erano di un fascino surreale e mentre tutti a tavola a festeggiare ancora l’anno nuovo ,io,attratto dal silenzio interrotto solo dal sibilo del vento e attratto da un magnetismo che non so spiegare ho provato a “raccontare”. A raccontare di quei luoghi così affollati nei mesi estivi tanto quanto desolati nei mesi invernali ma in entrambi i periodi ugualmente attrattivi e “densi” per la mia mente…per i miei occhi !

Pubblicato,on-line,su UP! Urban Photography Magazine : http://www.up-magazine.it/un-giorno-di-ordinaria-fotografia/

La gioventù del “Don Calabria”

L’Istituto don Calabria, sin dalla sua nascita a Verona nel 1907, si è occupato di offrire accoglienza, aiuto e sostegno agli “ultimi”, con particolare attenzione ai giovani. Negli anni, l’Opera si è diffusa in tutto il mondo e dal 1986 è presente a Termini Imerese (PA), dove attualmente svolge diverse attività di prevenzione e cura.

Nello specifico:

  • La Comunità Terapeutica S. Onofrio con la cura e la riabilitazione di soggetti tossicodipendenti;
  • Il Centro Polifunzionale per l’infanzia, l’adolescenza e la famiglia S. Pietro e S. Lucia con il sostegno a famiglie multiproblematiche, la prevenzione del disagio socio-culturale e la promozione del benessere psicofisico;
  • La Comunità Alloggio Don Calabria con l’accoglienza e l’accompagnamento educativo di adolescenti in situazione di disagio;
  • Il Gruppo Appartamento “Mediterraneo … Insieme” con il supporto a giovani maggiorenni nella progettazione e gestione di un percorso di vita autodeterminato.

LA COMUNITA’ ALLOGGIO “DON CALABRIA”

La comunità alloggio è nata per rispondere al bisogno di creare un luogo di riferimento educativo, affettivo e di supporto, per quei minori adolescenti che si trovano in una condizione di estremo disagio sociale e familiare e che necessitano di un ambiente educativo e di guida sano e “significativo”.

Accoglie ragazzi maschi dai 14 ai 18 anni, segnalati dal Tribunale per i Minorenni sia in ambito civile che penale.

La mission che sostiene, motiva e anima il complesso lavoro all’interno della comunità alloggio è riassumibile nelle parole del fondatore dell’Opera, San Giovanni Calabria:

“La gioventù porta scritto in fronte:

sono di chi mi piglia.

Guai a noi, quale tremenda responsabilità,

se non ce ne prendiamo cura!”

Forti di questa motivazione, circa quattro anni fa, la comunità ha aperto le porte a minori stranieri non accompagnati, che fuggono da situazioni di povertà e guerra e giungono in Italia nella speranza di poter costruire una vita migliore.

Confrontarsi con questi ragazzi ha significato aprire la comunità e fare costantemente i conti con le nuove povertà, con gli ultimi del mondo e con tutto ciò che i ragazzi portano con sé, tanti sogni e anche tanta disperazione, belle esperienze vissute nei loro paesi accanto a dolori “indicibili”, storie raccontabili e vite inenarrabili. La comunità in tal modo, ha intrapreso una nuova strada, reinventandosi e ricostruendosi con nuove misure e dimensioni, attraverso un lungo e difficile lavoro che gli operatori hanno dovuto affrontare in prima persona,  imparando ad ascoltare in un modo nuovo per dare nuove risposte. Attualmente vi sono ospitati un gruppo di giovani provenienti dal Bangladesh e dalla Somalia arrivati in Italia con gli ormai “famosi” viaggi della speranza attraversando anche per parecchi mesi diversi Stati  su mezzi di fortuna ed infine la classica traversata su barconi,stracolmi,verso l’Italia.

Sicilian ghost town

15/01/1968 – ore 03:01, Poggioreale (Valle del Belice-TP) : la terra trema…il terrore.. il tempo si ferma!

Sono trascorsi  45 anni da quella notte tra il 14 e il 15 Gennaio 1968, quando un violentissimo terremoto sconvolse la vita dei paesi nella Valle del Belice, tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. Il sisma causò la morte di circa 400 persone, e rase al suolo quattro centri abitati, danneggiandone seriamente un’altra decina. Gli oltre 70 mila sfollati trovarono per anni riparo in tendopoli e baraccopoli. In un primo momento l’evento fu sottovalutato ma quando giunsero i soccorsi lo scenario che si presentò fu apocalittico ; le cronache dell’epoca raccontano che il pilota di uno degli aerei impiegati nella ricognizione della zona dichiarò: “E’ uno spettacolo da bomba atomica… ho volato su un inferno”. Tra i Comuni maggiormente colpiti Poggioreale, che dopo il terremoto venne abbandonato al suo destino, diventando una vera e propria città fantasma. Una “fotografia” reale di quei giorni di paura. Addentrarsi tra le vie del grosso centro è come attraversare uno scenario decadente e suggestivo, sospeso tra il presente e il passato. Poggioreale è la testimonianza in disfacimento di quella che era la vita prima del 1968, con le officine, il panificio, il salone del barbiere sulla piazza Elimo ancora ben riconoscibili. Un “non luogo” in cui il silenzio surreale è interrotto solo dai suoni della natura e delle macerie in rovina, dove a farla da padrone è il senso della precarietà umana.

Lascio la “parola” alle foto con la speranza di riuscirci !

Da visionare anche su : http://www.francescomerenda.com/friends/sebastiano-bellomo/

Pubblicato su La Repubblica