processione

“Lu Signuri di li fasci” – Pietraperzia (En) – A.D. 2025

A Pietraperzia (Enna) dalle prime ore del mattino del Venerdì Santo fervono i preparativi per la processione serale : “Lu Signuri di li fasci” . La storica Confraternita di Maria SS. del Soccorso guida tutta la processione con un’esperienza ormai maturata da secoli. La confraternita si attesta tra le più antiche del paese e per tale motivo conserva il diritto di apertura delle processioni religiose. Lo storico locale Frà Dionigi la ritiene fondata “dopo l’anno 1306”, quando a Palermo iniziò il culto della Madonna del Soccorso. Tuttavia il primo documento che attesta l’esistenza dell’evento religioso è datato al 1560. Il pietrino vive in trepidante attesa il giorno del Venerdì Santo in cui la comunità partecipa alla celebrazione con mistico sentimento. La macchina processionaria è particolarmente complessa e i preparativi per la processione prendono avvio sin dalle prime ore dell’alba. Alle ore 15:00 si entra nel cuore della commemorazione della morte del Cristo Redentore. La popolazione dei fedeli e i turisti si radunano nella Chiesa del Carmine che diventa palcoscenico di un momento di particolare suggestione. I membri della confraternita, in un rituale ormai consolidato, depongono dall’altare il Crocifisso conducendolo in processione nella vicina Chiesa Madre per il rito dell’Adorazione della Croce. A conclusione del rito il Crocifisso viene riportato nella Chiesa del Carmine. Lì la popolazione di fedeli e di turisti gli rende omaggio benedicendo le “misureḍḍe“: nastri di colore rosso che secondo un’antica tradizione simboleggiano la misura della misericordia divina sperimentata da Gesù Cristo nella sua Passione. La misureḍḍa (piccola misura) ha la stessa lunghezza dell’apertura delle braccia del Crocifisso, essa, una volta benedetta, viene legata al braccio in segno di protezione e successivamente conservata dai fedeli. Al tramonto la “vara“, una trave di legno di cipresso terminante a croce che viene innestata in una base cubitale di legno di rovere, viene portata all’esterno della chiesa del Carmine e lasciata in posizione orizzontale. Nella parte sommitale, ai piedi della croce, vengono applicati due semicerchi di ferro ai quali verranno annodate a metà della loro lunghezza le fasce, raddoppiandone così il loro numero reale. Le fasce sono dei teli di lino lunghi 33 metri e larghi 40 centimetri e rappresentano il voto, la promessa o l’atto d’amore del fedele, che lo stesso ripeterà ogni anno. Queste, inoltre, hanno l’importante funzione di consentire l’equilibrio della lunga asta di legno lungo il percorso processionale. L’anello al quale sono legate le fasce viene coperto da “lu munnu“, una sfera dai vetri policromi, raffigurante l’universalità del Cristo, illuminata dall’interno e posta ai piedi del Crocifisso. Precede l’inizio della processione il commovente e sentito rito del “Passamanu“: i confrati disposti a catena, l’uno di fronte all’altro, al grido “Pietà e misericordia Signuri!” si passano di mano in mano il Crocifisso portandolo nello spazio antistante la Chiesa del Carmine, posizionandolo poi sulla croce della trave, alla quale viene legato con delle misureḍḍe. Il silenzio scende in piazza all’udire dei tre tocchi sulla “vara“. Il confrate, maestro di vara, ripete il gesto: batte tre tocchi, questa volta lenti e decisi attirando l’attenzione di tutti. Quello è il segnale dell’alzata. In uno slancio fulmineo, tirato dai portatori e dalle fasce, il fercolo si posiziona in verticale ergendosi in tutta la sua maestosità. Una volta inserite le due aste, lunghe 10 metri, tutto è pronto per l’inizio della processione. Da quel momento in poi il fercolo diventa un complesso vivente e attivo che percorre le strade del paese cambiando continuamente forma, allargandosi, stringendosi e allungandosi in base alla forma della via. L’intero tragitto è scandito da diversi momenti di sosta, che hanno lo scopo principale di far riposare i portatori nonché di consentire alle persone di venerare il Crocifisso. Il fercolo del Signore delle fasce è seguito dall’urna con il Cristo Morto a cui fa seguito, infine, il simulacro dell’Addolorata, portata a spalle dalle donne dell’omonima confraternita. Fa da sfondo musicale alla processione la “Ladata”, un lamento funebre eseguito da solista e coro che narra la passione e morte di Cristo. Infine, giunti nuovamente alla piazzola della Chiesa del Carmine, “Lu Signuri di li fasci” viene deposto dai confrati per la suggestiva “calata“. In un movimento lento la vara viene nuovamente disposta in posizione orizzontale. Le mani alzate dei fedeli attendono di accogliere il Cristo, che, conclusa la processione, viene riposto all’altare centrale della Chiesa tra le grida di “ Pietà e misericordia Signuri!”.

Colgo l’occasione per ringraziare la Confraternita di Maria SS. del Soccorso ed il suo Governatore ,Giuseppe Maddalena, per  l’accoglienza e il supporto.

https://www.lusignuridilifasci.it/

Grazie SanMmastianu Grazie ! A.D. 2020

La festa cade sempre il 20 di Gennaio. Sin dal primo mattino si riuniscono davanti la chiesa di Santa Maria Assunta e per le vie del paese i “nudi”. Loro sono i devoti di San Sebastiano, cioè coloro che hanno fatto voto ad esso. Gli uomini, scalzi, vestono tutti di bianco con un fazzoletto legato al cinto in modo che due punte di esso scendano sul davanti, le donne sempre di bianco vestite portano il fazzoletto in testa e ad esse, come anche ai bambini, è permesso indossare delle calze sempre di colore bianco. Ciò come ricordo e simbolo della nudità di Sebastiano durante i due martiri. Ai nudi soltanto è permesso portare in processione il Santo posto sulla grande vara lignea finemente intagliata e decorata.Al rito religioso in onore di San Sebastiano Martire , partecipa anche il Sindaco di Tortorici con la giunta, continuando una secolare tradizione che prende il nome di Senato. I Giurati nel ‘600, i Senatori nel ‘700 e i Sindaci dal ‘800 in poi (autorità politiche nella Città), preceduti dai mazzieri si recavano in Chiesa consegnando, in segno di omaggio al Santo, le chiavi della Città.Conclusi i riti nella chiesa di Santa Maria Assunta il Santo viene portato in processione per le vie del paese, in primo luogo al fiume Calagni dove avviene la benedizione da parte del parroco. Successivamente si effettua la “questua” per  le vie della città. Alla fine della giornata, il Santo viene portato nella chiesa di S. Nicolò dove resterà sino alla domenica più vicina al 28 Gennaio, l’Ottava, durante la quale verrà di nuovo portato in processione  e sarà  ripresa la questua  in modo da ricoprire l’intera area cittadina. Il Santo viene infine riportato nella chiesa di Santa Maria Assunta dove, prima di rientrare, i nudi, fanno eseguire alla vara 3 giri della piazza con il tipico e suggestivo “balletto”.La festa si considera conclusa il lunedì seguente all’ottava, giorno in cui si svolge la cosiddetta “Missa du Pirdunu”durante la quale si effettua la sostituzione del cotone nel Reliquiario di San Sebastiano e la distribuzione dei frammenti ai fedeli.

 

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